Il Giappone lento: come imparare a viaggiare senza correre (e cosa ti insegna davvero)

Negli ultimi anni i viaggi in Giappone hanno registrato un’impennata incredibile.
Complice la diffusione della cultura pop, di anime e manga, ma anche la condivisione continua di luoghi mozzafiato sui social, il Giappone è diventato una delle mete più desiderate al mondo.

Anche per me, nerd da sempre, era il viaggio nel cassetto. Lo scorso inverno ho finalmente realizzato il sogno di visitarlo. E sì, ho trovato paesaggi magnifici, templi antichi e cibo straordinario. Ma quello che mi ha colpita di più non è stato solo ciò che ho visto.

È stato ciò che ho imparato.

Questo non è un articolo su cosa vedere in Giappone. È un invito a scoprire il Giappone lento: quello che ti insegna a viaggiare senza correre.

Le persone: il cuore del Giappone

Spesso scegliamo una destinazione perché abbiamo visto foto perfette e angoli instagrammabili.
Ma un Paese non è forse, prima di tutto, fatto dalle persone che lo abitano?

In Giappone questo è particolarmente vero.

Appena arrivati siamo stati travolti da un’ondata di gentilezza autentica. Si dice che i giapponesi non amino essere disturbati perché, nel momento in cui chiedi loro aiuto, si sentono moralmente obbligati ad assisterti fino in fondo, anche a costo di sacrificare il proprio tempo.

Sapendo questo, abbiamo sempre cercato di chiedere informazioni solo al personale dedicato, ad esempio nelle stazioni.

Eppure, più di una volta, qualcuno si è avvicinato spontaneamente vedendoci spaesati, chiedendoci se potesse aiutarci.

Gesti semplici.
Ma capaci di dare un’impronta profonda a un viaggio.

Educazione e rispetto: la base della cultura giapponese

Se dovessi riassumere la cultura giapponese in due parole, direi: educazione e rispetto.

Sembrano concetti banali, che dovrebbero far parte del quotidiano di ognuno di noi, ma purtroppo così non è.
In Giappone invece li vivi concretamente ogni giorno:

  • File ordinate senza spintoni o discussioni.

  • Nessuno che alza la voce spazientito.

  • Oggetti smarriti lasciati bene in vista affinché il proprietario possa ritrovarli.

  • Inchino dopo inchino per ringraziare o scusarsi anche per il minimo disturbo.

Non lo si nota però solo nella gestione dei rapporti umani, è anche rispetto per la comunità e per lo spazio condiviso:

  • Strade incredibilmente pulite, nonostante la scarsità di cestini.

  • Silenzio sui mezzi pubblici.

  • Niente cibo o bevande dove non consentito.

  • Zone dedicate per telefonare.

Sono abitudini interiorizzate, ed è questo che fa la differenza.

Il silenzio: una lezione inaspettata

Uno degli aspetti che mi ha colpita di più durante il mio viaggio in Giappone è stato il silenzio.

Sui mezzi pubblici di Tokyo, anche quando sei letteralmente schiacciato tra decine di persone, regna un silenzio quasi surreale. O almeno surreale per noi italiani, abituati a parlare, commentare, telefonare.

All’inizio mi sembrava irreale. Poi ho iniziato ad apprezzarlo.

Con sveglie all’alba (assolutamente consigliate per godere della visita dei principali luoghi d’attrazione in serenità) e chilometri macinati ogni giorno, anche noi abbiamo imparato ad approfittare di quei momenti per rilassarci. A volte semplicemente per chiudere gli occhi e riposare.

Il silenzio, in Giappone, è rispetto per lo spazio mentale dell’altro.

D’altronde come si può non rallentare e osservare un po’ di silenzio davanti a scenari come questi?

Lavori semplici ma fondamentali: il valore di ogni ruolo

Un’altra cosa che colpisce durante un viaggio in Giappone è l’attenzione verso ogni singolo ruolo lavorativo.

Dalla pulizia impeccabile di stazioni e treni, agli addetti che regolano il traffico, fino alle persone incaricate di gestire i flussi nelle stazioni più affollate: ogni mansione è svolta con precisione e dedizione.

Non esistono lavori “minori”.
Esistono responsabilità diverse, tutte importanti.

E questo si riflette nell’ordine generale che si percepisce ovunque.

Mezzi pubblici in Giappone: organizzazione e puntualità impeccabili

Prima di partire ero sinceramente preoccupata per gli spostamenti: linee diverse, coincidenze, orari, possibili imprevisti.

In realtà, non ce n’era motivo.

I mezzi pubblici in Giappone sono incredibilmente puntuali e organizzati. Gli orari vengono rispettati al minuto e i tempi di percorrenza sono esattamente quelli indicati.

Anche quando abbiamo avuto un imprevisto per salire al Monte Koya, con la funivia chiusa per lavori, l’organizzazione è stata impeccabile. Personale dedicato accompagnava i viaggiatori passo dopo passo: dall’uscita del treno fino al piazzale dei bus sostitutivi, tutto transennato e perfettamente segnalato.

Nessun caos, nessuna confusione o malumore. Ognuno si dedicava al proprio obiettivo con il sorriso e così questo piccolo cambio di programma non ha causato nessun disagio.

Cosa mi ha insegnato il Giappone lento

Il Giappone mi ha insegnato che viaggiare non significa riempire ogni minuto di cose da fare.
Non significa correre da un tempio all’altro solo per spuntare una lista.

Il Giappone è fatto di momenti per osservare, rispettare, adattarsi, fare un passo indietro.

È un modo di viaggiare che ti costringe, in senso positivo, a rallentare, ad ascoltare, a essere più consapevole dello spazio che occupi.

E forse è proprio questo il regalo più grande che questo Paese può fare.

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