“Verrà l’alba, starai bene.”
Già dal titolo, l’ultimo romanzo di Gianluca Gotto ci offre una promessa: quella che, nonostante il buio, esista sempre una possibilità di rinascita.
Avendo letto tutti i suoi libri, non potevo perdermi anche questa ultima uscita. E posso dirlo subito: è un romanzo che cresce lentamente, ma che sa lasciare il segno.
Una delle caratteristiche che più apprezzo della scrittura di Gotto è la sua apparente semplicità.
Il suo è uno stile pacato, diretto, mai eccessivo. Le sue parole arrivano dritte al cuore e danno spesso la sensazione di essere state scritte proprio per chi legge. È una scrittura che non ha bisogno di artifici, perché si basa su emozioni autentiche e riflessioni profonde. I personaggi sono reali, non idealizzati. Hanno punti di forza e debolezze, ansie, aspirazioni e dubbi e ciò rende facile empatizzare con loro.
Il viaggio come metafora di crescita personale
Come in altri suoi libri, anche in Verrà l’alba, starai bene il viaggio è un elemento centrale e uno dei principali motivi per cui amo i romanzi di questo autore.
In questo caso il viaggio è il mezzo attraverso cui la protagonista affronta un percorso anche più intimo di crescita personale e consapevolezza di sè.
La protagonista, Veronica, vive in Australia, a Melbourne. È una donna in carriera, apparentemente realizzata, ma profondamente segnata da un passato doloroso. Ha lasciato l’Italia per fuggire da un evento traumatico, ma, come spesso accade, cambiare luogo non significa necessariamente riuscire a voltare pagina.
La prima parte: un ritmo lento ma necessario
Veronica è intrappolata in schemi rigidi: il lavoro, l’allenamento, il controllo del corpo e dell’alimentazione, accentuati anche da una relazione tossica. La sua solitudine la porterà, infatti, ad avvicinarsi ad una persona che in realtà non le porterà altro che ulteriore dolore. Tutto nella sua vita sembra costruito per mantenere un equilibrio fragile, che però è destinato a crollare.
La prima metà del romanzo procede con un ritmo piuttosto lento.
Siamo immersi nell’angoscia della protagonista, nel suo senso di oppressione e nella spirale autodistruttiva che la sta consumando. Non è una lettura “leggera”, e a tratti può risultare quasi pesante, ma è proprio questo il suo punto di forza secondo me. Gotto riesce a costruire un climax emotivo credibile, che rende ancora più significativo il momento di svolta.
Proprio quando lo stress e le sue ossessioni la spingono sull’orlo di una crisi autodistruttiva, un evento inatteso la costringe prima a fermarsi e poi a cercare l’ennesima fuga da se stessa.
Lo Sri Lanka: tra disillusione e scoperta
Lo Sri Lanka non accoglie subito Veronica nel migliore dei modi e lei stessa non riesce subito a scorgerne la bellezza.
Il primo impatto è difficile: caos, traffico, persone che sembrano voler approfittare dei turisti. Anche io, leggendo queste descrizioni, non sono rimasta particolarmente colpita in positivo. Ed è interessante, perché il libro non idealizza il viaggio, ma lo mostra nella sua complessità.
Solo con il tempo, e con uno sguardo diverso, emergeranno anche gli aspetti più autentici e affascinanti di questo luogo.
L’incontro che cambia tutto: Camilla
Il vero punto di svolta arriva con l’incontro tra Veronica e Camilla.
Da qui in poi, la narrazione cambia ritmo e diventa molto più coinvolgente.
Camilla è più giovane, istintiva, emotiva. Ha perso i genitori da piccola e ha intrapreso quel viaggio per ritrovare le sue radici. Il legame tra le due nasce da un evento terribile che le vede entrambe protagoniste, ma poi cresce in modo graduale, tra diffidenze e differenze caratteriali.
Entrambe non sono abituate a confidarsi e fidarsi degli altri per ottenere conforto e consigli. Tra le altre cose, impareranno proprio che la forza di ognuno di noi deriva anche dalle relazioni con gli altri.
Ayurveda e accettazione di sé
L’Ayurveda entra nella storia come un percorso alternativo per raggiungere l’accettazione di sè e della propria natura: comprendere la propria natura (i dosha) per vivere in modo più armonico.
È un messaggio molto forte del libro: smettere di lottare contro se stessi e iniziare, invece, a nutrirsi davvero, emotivamente e fisicamente, in base alle nostre esigenze specifiche.
Non conoscevo molto l’Ayurveda prima di leggere questo libro, ma è una visione che mi ha colpita piacevolmente. Nel romanzo viene presentata non come un’alternativa alla medicina tradizionale, ma come un sistema complementare, capace di ampliare lo sguardo sul concetto di benessere.
Si tratta di un approccio ad ampio respiro, che considera la persona nella sua totalità, corpo, mente ed energia, e che invita a riconoscere e rispettare la propria natura individuale.
L’idea che mi ha colpita di più è proprio questa: non esiste un equilibrio universale valido per tutti, ma un percorso personale che passa dalla conoscenza di sé. E forse è proprio qui che questo approccio riesce ad arricchire anche la nostra visione più occidentale del benessere.
“Bisogna stare dentro il dolore” […] “È possibile guarire, tornare felici. Ma non se scappi dalla sofferenza. Se fai così, non starai mai bene.”
Il finale
Non farò spoiler, ma mi limiterò a dire che ho apprezzato molto il finale per un particolare specifico: Veronica non risolve tutti i suoi problemi in un lampo e soprattutto non li risolve stravolgendo la sua vita o trasferendosi altrove.
Sempre più ai giorni nostri trovo siamo abituati a pensare che per essere felici serva mollare tutto e cambiare totalmente vita. Invece credo che la felicità la si debba trovare nella Via di Mezzo. Pensare a ciò che già si ha, a ciò che ci fa stare bene e come introdurlo il più possibile nella nostra vita, ma senza dimenticare ahimè anche i nostri doveri.
I luoghi dello Sri Lanka: un invito a partire
Gianluca Gotto ha un modo di raccontare lo Sri Lanka così vivido e sensoriale che, pagina dopo pagina, viene davvero voglia di comprare un biglietto aereo e partire senza pensarci due volte.
Ci porta tra le piantagioni di tè di Nuwara Eliya, la “Piccola Inghilterra” dello Sri Lanka, lungo il Gregory Lake e tra gli edifici in stile coloniale. Ci fa salire sulla maestosa Roccia di Sigiriya, con il suo fascino antico e quasi mistico. Passeggiamo tra le mura del Forte di Galle, sospesi tra storia coloniale e oceano, e arriviamo fino alle spiagge di Mirissa, dove tutto sembra più leggero, più essenziale.
Quello che colpisce è che questi luoghi non sono mai semplici “tappe turistiche”, ma diventano parte integrante del percorso emotivo dei personaggi.
Ogni destinazione riflette uno stato d’animo, accompagna una trasformazione, lascia un segno.
Ed è proprio questa capacità narrativa che rende il viaggio raccontato nel libro così autentico secondo me.
Riflessioni personali
Il personaggio che ho amato di più è Camilla.
Mi sono rivista molto in lei, soprattutto nel suo modo di sentire e reagire. Essendo anch’io a prevalenza Vata (potete fare un piccolo test contenuto nel libro!), ho trovato molte affinità nel suo approccio alla vita.
Ma oltre a questo, mi ha colpito il suo viaggio: non solo viaggiare per scoprire il mondo, ma anche ricerca delle proprie origini. Un elemento che aggiunge profondità e significato alla storia.
Non è un viaggio “da cartolina”, fatto di luoghi perfetti e momenti da fotografare. Non è una lista di tappe da spuntare, ma un viaggio fatto di:
- incontri autentici
- immersione nella cultura locale
- cibo, tradizioni, differenze
- crescita personale
Verrà l’alba, starai bene è un romanzo che parla di dolore, fuga, ricerca e rinascita.
Non è una lettura leggera (nè breve): richiede tempo, attenzione e coinvolgimento emotivo. Ma proprio per questo riesce a lasciare qualcosa di profondo.
È un libro che consiglio a chi:
- ama i romanzi di viaggio
- è interessato alla crescita personale
- sta attraversando un momento di cambiamento
- cerca storie autentiche e riflessive
- è curioso verso la cultura orientale


